29/10/2011

Sacconi: "Semplificare i licenziamenti per aiutare la crescita economica"

In un'intervista al Corriere della Sera, il ministro risponde alle critiche dei sindacati.
C_2_articolo_1026230_imagepp.jpgMentre il mondo sindacale si mobilita contro le misure del patto anticrisi, e in particolare contro i licenziamenti “facili”, dalle colonne del Corriere della Sera il ministro del Welfare spiega come cambierà il mondo del lavoro, quando le proposte inserite nella lettera all’Unione Europea diventeranno leggi.

Secondo Sacconi “bisogna creare le condizioni per la crescita economica delle imprese” ricordando come “molti deputati, anche di sinistra si sono posti il problema di come si debbano togliere barriere all’uscita” mentre, citando il Nobel Franco Modiglioni dichiara che “quando le imprese non possono licenziare, non assumono, in particolare, i giovani”.

Soprattutto, secondo il Ministro, uno tra gli obiettivi della lettera all’Ue è il contrasto all’”abuso di tirocini e e co.co.co incentivando l’assunzione dei giovani tramite contratti di apprendistato” mentre per le donne sono previsti “contratti di inserimento e part-time”. Non solo, il ministro del Welfare pensa di promuovere l’occupazione al Sud attraverso il credito di imposta.

Ritornando sui licenziamenti, in particolare su quelli per motivi economici, Sacconi sostiene che “quando un lavoratore perde il posto per la crisi, non c’è Statuto dei lavoratori che tenga, Per questo bisogna fare sì che quei licenziamenti siano più certi e trasparenti per il lavoratore”.

Il Ministro cerca poi di riallacciare il dialogo con i sindacati: “Sarebbe assurdo se a 10 anni dal patto per l’Italia e dalla morte di Marco Biagi dovessimo registrare lo stesso clima esasperato e non invece la possibilità di un confronto sereno. Giustamente i sindacati chiedono un tavolo di confronto sul lavoro e noi lo vogliamo aprire quanto prima”.

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Fini: rischio aumento disoccupati

C_2_articolo_1026277_imagepp.jpg"C'è il rischio concreto di veder moltiplicare il tasso di disoccupazione che da qualche anno sta crescendo, se si tende solo a favorire la possibilità di licenziare". Gianfranco Fini lo ha detto al congresso regionale di Futuro e Libertà. "Mi auguro che il governo non sia così irresponsabile da non confrontarsi con le parti sociali e con le categorie economiche", ha aggiunto riferendosi alla proposta sui licenziamenti.

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"Licenziamenti facili chiesti dall'Ue"

Interpellato sui "licenziamenti facili" contenuti nella lettera con le misure anticrisi inviata dal governo alla Ue, il segretario del Pdl, Angelino Alfano, risponde che "sono provvedimenti che l'Europa ci chiede". Ai sindacati che definiscono la misura una "istigazione alla rivolta" ricorda che "il più grosso investimento del governo è stato evitare i licenziamenti stanziando in questa legislatura 38 miliardi di euro in ammortizzatori sociali".
"In Europa - continua Alfano - è stato un grande successo. Martedì pomeriggio tutti i leader dell'opposizione parlavano di un rischio di caduta del governo e tutti presupponevano che l'Ue ci avrebbe dato torto. Invece il nostro documento è stato approvato. L'accordo con la Lega è diventato il paragrafo conclusivo della lettera e rappresenta un vero e proprio programma di governo da qui al 2013".

Per il segretario del Pdl, comunque, "il bene del Paese viene prima del governo, della maggioranza e dell'opposizione. Se dobbiamo fare scelte insieme per il bene del Paese è auspicabile che l'opposizione le faccia con noi in parlamento, con il governo legittimamente eletto dagli italiani".

Alfano chiede dunque ai partiti di opposizione di non lavorare a un "fantomatico governo di responsabilità nazionale" ma di avere "senso di responsabilità nazionale".

Alle critiche venute anche da Casini e dal Terzo Polo sulla lettera alla Ue, Alfano risponde: "A seconda delle convenienze di un comizio dicono che sono a favore o contro l'Europa: se l'Europa ci dà ragione dicono che ha sbagliato". Se il Governo Berlusconi arriverà al 2013 - aggiunge - non sarà perché le opposizioni ci fanno un regalo, ma perché abbiamo vinto nel 2008. Dunque abbandonino l'antiberlusconismo ossessivo".

E a chi gli domanda se il governo ha davvero intenzione di arrivare al 2013, il segretario del Pdl risponde: "Le proposte fatte a Bruxelles non si realizzano in 1-2 mesi. Stiamo costruendo l'agenda di governo di fine legislatura".

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