27/04/2012
VANESSA E STATA UCCISA PER GELOSIA SOTTO COCAINA
MILANO - Avrebbe agito sotto l'effetto della cocaina e per gelosia. È quanto sostenuto da Francesco Lo Presti nella sua confessione alla polizia e nella ricostruzione dell'uccisione della sua giovane fidanzata, Vanessa Scialfa. È quanto si apprende da fonti investigative. A fornire la ricostruzione della dinamica del delitto è lo stesso Lo Presti che alla polizia ha fatto ampie ammissioni di colpa, spiegando di avere agito per motivi passionali. A scatenare la violenza dell'uomo sarebbe stato il sentirsi chiamare, nell'intimità, Alessandro, il nome dell'ex della sua giovane convivente. La lite tra lui e Valentina sarebbe degenerata, tanto che la ventenne aveva deciso di andare via dalla casa dell'uomo dove si era trasferita da tre mesi. Francesco Lo Presti, che ha spiegato di avere assunto della cocaina prima del delitto, ha sostenuto di avere agito colto da un raptus dopo avere visto che la ventenne stava raccogliendo i suoi vestiti, probabilmente per andare via. Così, utilizzando i cavi che connettono il lettore Dvd al televisore, l'ha aggredita alle spalle e, dopo averle annodato i fili attorno al collo, l'ha sollevata di peso, scaraventandola sul letto. Ha continuato a serrare il nodo fino a quando la vittima non è morta. Subito dopo ha avvolto il corpo senza vita di Valentina in un lenzuolo grigio, bloccandolo con dei nodi, e ha messo il cadavere nel portabagagli della sua auto. Si è recato un una zona isolata, nei pressi dell'ex miniera abbandonata di Pasquasia, e l'ha lanciato da un cavalcavia. Francesco Lo Presti è quindi tornato a casa per pulire l'abitazione e nascondere le tracce dell'omicidio. Poi ha lanciato l'allarme scomparsa con i familiari della ventenne: Vanesse è sparita, ha detto loro, è uscita ma non è più tornata a casa e ha collaborato alle ricerche. Poi il crollo davanti alla polizia, con la confessione e il ritrovamento del corpo avvenuta dopo le sue ammissioni di colpa.
VOLEVA ANDARE VIA DI CASA È stata uccisa al termine di una lite scoppiata per motivi passionali Vanessa Scialfa, la ragazza di 21 anni di Enna, trovata uccisa ieri. La giovane nel primo pomeriggio del 24 aprile al termine di una lite degenerata stava raccogliendo le sue cose per lasciare la casa in cui conviveva con Francesco Lo Presti, 34 anni, che ha confessato il delitto, quando l'uomo è stato colto da un raptus e l'ha uccisa. Francesco Mario Lo Presti, 34 anni, di Enna, è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto la notte scorsa dagli uomini della Squadra Mobile di Enna, diretti da Giovanni Cuciti.
IL PADRE: "CI PENSO IO CON LE MIE MANI" (di Chiara Prazzoli) «Non lo devono arrestare perché poi ci penserò io, con le mie mani...». «Lo avevo accolto in famiglia perché pensavo che fosse un bravo ragazzo, ma come si fa a uccidere una ragazza per un futile litigio...». Così Giovanni Scialfa, il padre di Vanessa, 20 anni, scomparsa da Enna martedì scorso e ritrovata ieri assassinata. Al genitore, padre di altri 5 figli, è toccato in serata il compito più tremendo: riconoscere all’obitorio del cimitero di Enna il corpo straziato della figlia. Straziato - pensa l’uomo, ma ne sono convinti anche gli inquirenti - da Francesco Lo Presti, 34 anni, il fidanzato e da tre mesi anche convivente. Era stato proprio il giovane martedì a denunciare la scomparsa di Vanessa: «É uscita dopo che abbiamo litigato e non è più tornata. È senza documenti, borsa e cellulare», aveva spiegato. Secondo gli inquirenti, invece, l’ha uccisa accecato dalla gelosia, per cui i due spesso litigavano. L’uomo, subito dopo il ritrovamento del cadavere, è stato portato in Questura e interrogato. Ieri sera tardi era ancora davanti agli inquirenti, ma avrebbe confessato.
Vanessa sarebbe strangolata e poi il corpo è stato lanciato da un ponte della strada statale 117 bis, la Enna-Caltanissetta, nei pressi dell’ex miniera di Pasquasia. E lì, tra rovi e immondizia, è stato ritrovato. Il delitto con molta probabilità è stato commesso nell’abitazione di via Filippo Gallina, dove la coppia viveva. Sarebbe avvenuto durante quel litigio di cui Lo Presti ha subito parlato, scoppiato nella mattinata di martedì. Il padre, credendo ciecamente alla versione del futuro genero, aveva fatto numerosi appelli su Facebook, dove ci sono 5 gruppi dedicati alla giovane, e alla trasmissione «Chi l’ha visto?». E invece Vanessa era già morta. Potrebbe essere stato un delitto d’impeto, ma l’occultamento del cadavere è stato studiato e gli investigatori non escludono che l’assassino possa essere stato aiutato.
"MI VOLEVO SUICIDARE" Dopo avere commesso il delitto Francesco Lo Presti avrebbe valutato l'ipotesi di suicidarsi, ma lontano da Enna, probabilmente a Catania. È quanto emerge dalle otto pagine del fermo disposto dalla Procura nei confronti del 34nne che tre giorni fa, per gelosia, ha strangolato a casa e poi gettato da un cavalcavia la fidanzata di 20 anni, Vanessa Scialfa. Il provvedimento gli è stato notificato dalla squadra mobile della Questura di Enna.
15:16 Scritto da: stefano1972a in cronaca, notizie Italia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: notizia, news, cronaca, vanessa scialfa, enna, scomparsa, appello, facebook | OKNOtizie |
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20/01/2012
La roccia-spia che imbarazza il Regno Unito
La notizia può sembrare la sceneggiatura di un film di spionaggio, ma è cronaca vera. Protagonista di questa storia, che ha dell'incredibile, è una roccia, al cui interno è stato predisposto un meccanismo altamente tecnologico ed è stata utilizzata dal Regno Unito per spiare i russi. Una vera e propria roccia-spia, posizionata per strada e in punti ritenuti strategici "per raccogliere informazioni riservate". La notizia risale in realtà al 2006, anno in cui sull'emittente di stato russa andò in onda un servizio in cui si denunciava l'utilizzo improprio di supporti tecnologici da parte degli inglesi. L'allora Primo Ministro Tony Blair si rifiutò di ribattere alle accuse lanciate dal Cremlino.
Ora Jonathan Powell, l'ex capo di gabinetto di Blair, ammette per la prima volta che le accuse erano del tutto fondate e veritiere. Rivelando peraltro che i russi: "Chiaramente ne erano al corrente da tempo, aspettavano di poter sfruttare il caso per motivi politici". Ora, come dichiara lo stesso Powell, la situazione è piuttosto imbarazzante: "Non c'è molto che si possa dire. Non si può chiamare e dire 'siamo terribilmente dispiaciuti e garantiamo che non accadrà mai più.'".
Ma qual è il motivo dello spionaggio inglese nei confronti della Russia? Sotto processo c'erano probabilmente dei fondi esteri illeciti utilizzati per finanziare le numerosissime Ong russe, che all'epoca giocarono un ruolo chiave in Ukraina e in Georgia per le campagne elettorali, tanto da scatenare in seguito la polemica popolare e l'accusa di brogli.
20:28 Scritto da: stefano1972a in notizie estero | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: notizia, spionaggio inglese, primo ministro tony blair, utilizzata dal regno unito per spiare i russi, raccogliere informazioni riservate, polemica popolare, campagne elettorali, supporti tecnologici | OKNOtizie |
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25/10/2011
Asti, detenuti picchiati e tenuti a pane e acqua Cinque agenti sotto processo
Gli uomini della polizia penitenziari sono accusati di vessazioni contro due carcerati.
Cinque agenti della polizia penitenziaria, in servizio nella casa circondariale di Asti, sono stati rinviati a giudizio con l'accusa di aver picchiato e sottoposto a vessazioni due detenuti: entrambi sono stati lasciati per alcuni giorni, in isolamento, completamente nudi in una cella priva di materasso, lavandino, sediee di vetri alla finestra; da mangiare solo pane ed acqua. Ai due - secondo l' accusa - veniva inoltre impedito di dormire. Il processo comincerà il 27 ottobre ad Asti.
Le vittime, Claudio Renne e Andrea Cirino, hanno denunciato maltrattamenti da carcere 'turco' da parte della 'squadretta' di agenti che avevano instaurato all'interno della struttura carceraria "un tormentoso e vessatorio regime di vita", si legge nell'imputazione.
Claudio Renne, nel dicembre del 2004 - secondo quanto emerge dagli atti dell'inchiesta - viene portato in una cella di isolamento, come punizione per aver cercato di placare un diverbio tra un agente e un altro detenuto. La cella e' priva di materasso, sgabelli e acqua. La finestra e' priva di vetri e Renne ci rimane per due mesi, i primi due giorni completamente nudo. Il cibo, racconta il detenuto, e' limitato a pane e acqua, ma a volte gli agenti gli lasciano dietro la porta della cella il vitto del carcere che lui puo' vedere ma non prendere. Le botte si ripetono piu' volte al giorno, calci e pugni su tutto il corpo, tanto che gli sara' riscontrata la frattura di una costola oltre ad una grossa bruciatura sul volto causata da un ferro rovente. Il piu' feroce dei suoi carcerieri, uno dei cinque agenti rinviati a giudizio, che avrebbe agito spesso sotto effetto di alcol e droga, nel corso di un pestaggio gli strappa con le mani i capelli che Renne aveva raccolti in un codino sulla nuca.
Tra il dicembre 2004 e il febbraio 2005 anche Andrea Cirino viene tenuto in isolamento, per 20 giorni, e gli viene negata l'acqua. La notte, racconta, gli agenti gli impediscono di dormire battendo le grate della cella, di giorno viene picchiato ripetutamente. Cirino, in seguito, ha tentato il suicidio per impiccagione.
''Dalle intercettazioni e dalla relazione di polizia giudiziaria emergono particolari inquietanti'', afferma Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione Antigone, che ha chiesto di costituirsi parte civile al processo. ''Nel carcere di Asti - aggiunge - vigeva una cultura diffusa di violenza da parte dei poliziotti e di indifferenza da parte di medici e direttore''. Un assistente di polizia penitenziaria dello stesso carcere nel 2006 testimonia: ''Nel caso in cui i detenuti risultino avere segni esterni delle lesioni, spesso i medici di turno evitano di refertarli e mandano via il detenuto dicendogli che non si è fatto niente o comunque chissà come si e' procurato le lesioni. Inoltre lo convincono a non fare la denuncia dicendogli che poi vengono portati in isolamento e picchiati nuovamente''. In una intercettazione ambientale tra uno degli imputati e un altro agente del carcere, il primo afferma: ''Ma che uomo sei..devi avere pure le palle..lo devi picchiare..lo becchi da solo e lo picchi..io la maggior parte di quelli che ho picchiato li ho picchiati da solo...''.
01:39 Scritto da: stefano1972a in cronaca, notizie Italia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: detenuti picchiati, notizia, punizione per aver cercato di placare, isolamento, completamente nudi, cella priva di materasso, lavandino, sediee di vetri alla finestra, maltrattamenti da carcere | OKNOtizie |
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